Testimonianza di Suor Arcangela di San Leonardo infermiera della Ven. Suor M. Rosa Serio

Si continua a mettere a disposizione gratuitamente, degli amici e amiche del Blog, materiali talvolta inediti, perché si rendano conto delle ricerche in corso. Ricordiamo con affetto a tutti coloro che copiano questo blog senza citarlo che le fonti non saranno indicate in modo scientifico ma solo generico. Così, a chi nutre sincera amicizia per la Madre Rosa Maria, si possono offrire, in forma divulgativa, contenuti storici e teologici per conoscerla e riscoprirla. 




Testimonianza di
Suor Arcangela di San Leonardo

infermiera della Ven. Suor M. Rosa Serio


Avendo assistito e servito di continuo, in qualità di assistente, la detta Ven. Madre Rosa Serio per gli ultimi anni della sua vita, sa di propria esperienza che evitò sempre la singolarità e delicatezza. Anzi, al contrario, finché godette buona salute, benché superiora, si abbassava a fare i più abietti offici delle serve.
La madre non usò mai cibi o bevande delicate, ma si cibò fino all’ultimo respiro, al contrario, di pochi legumi, erbe cotte, pane ed acqua.


Nel detto governo c’era la carne la Domenica, Martedì e Giovedì. Il Lunedì, a volte, anche c’era carne, ma d’ordinario il lunedì si mangiavano latticini. Mercoledì, poi, Venerdì e Sabato si mangiava verdure e legumi e il pesce, quando si poteva avere, che qualche volta mancava in piazza, e così non ne avevamo, anzi per questi giorni tenevamo anche il pesce salato in dispensa, che la dispensa la so ben piena, con tutte le provviste necessarie.

Per quello che appartiene ai digiuni, la Venerabile Madre mai comandò digiuni straordinari. Solo mi ricordo ch’essendo accaduto uno spaventoso terremoto, noi tutte corremmo a trovare la Venerabile Madre e lei, confortandoci, ci disse che, per intercessione di Maria Santissima Immacolata, non eravamo morte. Poi soggiunse: “Se vi piace, facciamo qualche cosa ad onore di Maria Santissima”. Tutte dicemmo sì e così, con un solo animo, determinammo di fare tre digiuni la settimana, cioè tre monache dovevano digiunare in quel giorno della settimana ch’era caduta la festa della Concezione, tre monache la settimana, e così si ruotava.



Mai la madre fu amante di comodità, ma si privò anche del necessario e, benché inferma e superiora, niente disponeva per sé, ma dipendeva dalla superiora, che faceva le sue veci, ringraziandola di qualunque minima cosa come di gran carità. Amava le penitenze al punto che i confessori dovettero proibirle le aspre penitenze.
Non amava il grado di superiora e mai l’accettò, se non costretta dall’obbedienza.
Le stava sommamente a cuore la virtù della castità.
Era sommamente amata e venerata qual santa non solo da tutte le Religiose, ma anche da personaggi dotti, prudenti e nobili e da tutta la Città di Fasano. Di qui la sua fama si diffondeva ancora per tutto il Regno.

La sua cella era ornata solo con un Crocefisso ed una testa di S. Anastasio e il secchiello dell’acqua benedetta. Più di questo non ci stava nella sua cella.

Cilici so che ne usava e discipline a sangue e discipline ordinarie che erano assai spesse.
Era amantissima del Coro e mai ci mancava se non per l’indisposizione e allora non usciva dalla sua piccola sua cella e, se talvolta in tempo di ricreazione andava al giardino, sapeva così mortificare la vista, che nemmeno mirava ciò che ci stava sugl’alberi.
E perche spesse volte era rapita, come credo da deliri d’amore divino che si vedeva tutta fuor di sé, quando ritornava in sé, per nascondere, non sapeva che fare, che dire e poi prorompeva dicendo: “Perdonatemi, se vi do mal’esempio, questo stomaco mi duole”.
In quanto alle stimmate, le portava così celate ch’io mai, con tutto che la praticavo spesso, le potei vedere, solo una volta le vidi sott’occhio, perché mi metteva una cosa in testa ed allora vidi, come un corallo rosso alla palma della mano. Sempre portava coperte con le dita il palmo delle mani finché, alla fine, col pretesto del freddo, volle due mezzi guanti con i quali si copriva il palmo delle mani.

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